Chiara Negrini

Il Tibet, breve storia del Tetto del Mondo
 

Il Tibet (in tibetano: Bod, pronuncia pö nel dialetto di Lhasa) è una regione dell'Asia centrale che dai tempi della dominazione mongola è stato salvo due brevissimi periodi (1682-1720 e 1914-1950)sotto la sovranità mongola, manciù o Cinese. Dopo l'invasione da parte della Cina nel 1949 - 1950,[1] la quasi totalità del territorio è sotto la sovranità della Repubblica Popolare Cinese.

A causa dell'altitudine media di 4.900 m., è chiamato anche Tetto del Mondo.

Per il Governo tibetano in esilio, il Tibet è la larga zona sotto l'influenza culturale tibetana per parecchi secoli, comprese le province tradizionali di Amdo, Kham (Khams) e Ü-Tsang (dBus-gTsang), ma esclusa la zona sotto l'influenza culturale del Tibet storico all'esterno della Repubblica Popolare Cinese comprendente Arunachal Pradesh, Sikkim, Bhutan e Ladakh, area reclamata soltanto da qualche gruppo tibetano. L'area ha un'estensione di 2,5 milioni di chilometri quadrati, un quarto dell'intera Cina, ed ospita 6 milioni di tibetani.

Rimangono poche testimonianze delle origini del Tibet, si sa però che inizialmente era popolato solamente da pastori nomadi provenienti dall'Asia centrale. La storia del Tibet come nazione inizia con la nascita del Re Tho-tho-ri-Nyantsen nel 173 AC!173 a.C. In quel periodo la religione praticata era di tipo sciamanico, detta anche Bön. Del periodo si può ancora ammirare il castello-monastero di Yumbulakhang, nei pressi di Tsedang. Colui che venne considerato come il vero fondatore del Tibet è Re Songsten Gampo XXXIII della dinastia di Yarlung. Nato nel 608 d.C., il Re decise di fare diventare Lhasa la capitale del Tibet, fece costruire lo Jhorkang e introdusse per primo la religione buddista nel regno.

Sotto il regno di Trisong Detsen, col arrivo di Padmasambhava, il buddismo diventa religione di stato per prima volta. Nel 770 venne fondato il monastero di Samye, uno dei primi grandi monasteri buddisti del Tibet. Successivamente con l'ascesa al potere del Re Trisong Detsen, si ritorna alla religione Bön e il Tibet entra in periodo di instabilità politica. Nel 1042 assieme al grande maestro indiano Atisha, arrivano il Tibet una serie di maestri e saggi che diffondono di nuovo il buddismo nel paese. Nel 1072 nacque il grande monastero di Sakya, sede della omonima setta "Sakya-pa", che avrà un ruolo importante nella storia del Tibet. Nel XIII secolo, il Tibet divenne parte dell'Impero mongolo (Dinastia Yuan): con il successo delle truppe mongole giudate da Kulblai Khan il potere centrale passa da Lhasa a Sakya. Nel 1391, nasce Gedun Khapa, il primo Dalai Lama.

Tra il 1670 e il 1750 il Tibet ebbe uno stretto rapporto con la Cina dominata all'epoca della dinastia Qing, che contrariamente a quanto si crede non è di discendenza cinese bensì mancese. La questione è molto delicata, poichè si tratta di un nodo storico cruciale, spesso utilizzato dagli storici cinesi per giustificare l'incorporazione forzata, avvenuta cinquanta anni fa, del Tibet come provincia cinese. Mentre gli storici cinese vedono in questo rapporto un vero e proprio rapporto di vassallaggio e sudditanza, il Tibet rivendica la propria sovranità di quel periodo.

Nel 1716, con l'arrivo del Gesuita Ippolito Desideri a Lhasa, iniziano i primi contatti con l'occidente. Nel 1774 la prima missione britannica entra in Tibet, seguita dall'invasione nepalese, che viene fermata grazie all'aiuto delle truppe cinesi chiamate in soccorso dai tibetani.

Nel 1904 il Regno Unito, approfittando dei disordini interni del impero cinese, invade temporaneamente il Tibet arrivando fino a Lhasa e costringendo il Dalai Lama a fuggire in Mongolia. Solamente nel 1912 con la fine del impero cinese Tibet Xinjiang e Mongolia dichiarano indipendenza dalla Cina e il Dalai Lama riprende il pieno potere in Tibet senza alcuna influenza estera. Nel 1933 alla morte del XIII° Dalai Lama, Tensing Gyatso diventa il XIV° Dalai Lama. Nel 1940, a soli 18 anni di età vennero conferiti all'attuale Dalai Lama i poteri spirituali di capo della comunità buddista del Tibet. In una visione profetica un Dalai Lama del passato racconto che "quando l'uccello di ferro volerà, verrà l'uomo rosso e la distruzione"

L'1 ottobre del 1949 Mao Zedong a Pechino proclamò la fondazione della Repubblica Popolare della Cina. L'anno seguente l'esercito cinese riconquista nuovamente il Tibet costringendo alla fugga il Dalai Lama verso il Sikkim, ma poco dopo ritorna a Lhasa per le rassicuranti dichiarazioni dei cinesi di non interferire nel Tibet.

La Cina nel corso della storia aveva considerato il Tibet parte del suo territori e così nel 1951 avvenne l'invasione dell'esercito cinese nel Tibet e a Lhasa su richiesta di rappresentanti governativi tibetani. Le autorità cinesi inizialmente non interferivano nella politica interna del paese, lasciando il governo tibetano ad esercitare il suo potere. Ma successivamente la situazione deteriora. Dopo varie rivolte contro le autorità cinesi da parte del popolo tibetano, il Dalai Lama decide di fuggire. In seguito scapparono dal paese l'elite feudale e i monaci temendo l'aria di rivoluzione che spirava dalla Cina: gli unici che rimasero nel paese furono i poveri. Nel 1964 la Cina dichiara formalmente il Tibet "Provincia Autonoma del Tibet" della Cina.

In seguito un periodo molto oscuro nella storia recente della Cina si abbattè sul Tibet. La rivoluzione culturale negli anni dal 1966 al 1976 portò studenti ed estremisti, agitati dal regime, a condannare ogni forma d'opinione diversa dalla loro e monasteri, templi ogni altra forma d'arte vennero distrutte.

Il Dalai Lama non tornerà più in Tibet; la situazione della comunità in esilio, i vari appelli, conferenze e incontri segreti, non hanno portato a nulla. Nel gennaio del 2000 fugge dal Tibet anche il quattordicenne Karmapa Lama, il secondo capo spirituale dei tibetani, attraversando a piedi l'Himalaya, per incontrare il Dalai Lama a Dharamsala in India.

Successivamente, nell'aprile del 2008, sono scoppiate dure proteste in alcune città del Tibet che hanno costretto il governo di Pechino ad autorizzare l'uso della forza, malgrado i numerosi casi, rilevati in Tibet, di violazioni sulla dignità umana. Secondo il Dalai lama in Tibet sta avvenendo un genocidio culturale non preso in considerazione dal mondo occidentale.